L'Apocalisse secondo Tolkien




Non era certamente nelle intenzioni di Tolkien che le sue opere più conosciute  somigliassero  alla parte conclusiva dell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, né nello stile né per quanto riguarda la loro struttura globale.
Però, come ci spiega bene il teologo americano Marcelo D'Asero in questo saggio che ho tradotto, nonostante le intenzioni di Tolkien, le analogie e le coincidenze fra gli scritti di Tolkien e l’Apocalisse di Giovanni emergono chiaramente per via  dell’insistenza dei testi sulla forza del male e sulla presa che esso ha sul mondo, sull’imminente battaglia conclusiva fra il bene e il male e sul conseguente ripristino finale del cosmo.
Spero che troverete questo articolo interessante. Vi ho anche inserito alcune illustrazioni eseguite dallo stesso Tolkien, che forse non sono molte note in Italia.
I vostri commenti, come sempre, saranno molto graditi.
(Un ringraziamento particolare a Paola Frezza per aver rivisto la traduzione italiana). 

Leonardo Pavese


 




Tolkien. Matita e matite rossa e nera.





L’Apocalisse di J.R.R. di Tolkien

di Marcelo D’Asero


Lo stile apocalittico di Tolkien
Un metodo per comprendere il motivo della popolarità de Lo hobbit o de Il signore degli anelli, opere di letteratura scritte per rifarsi l’una all’altra[1], consiste nel discernerne la loro “sensibilità profondamente religiosa”.[2] Fatto ignoto alla maggior parte dei lettori di dette opere, John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973)[3], meglio noto come J.R.R. Tolkien, era un cattolico devoto, il quale, in almeno una delle sue  lettere ammise che Il signore degli anelli era “un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica”.[4]
Egli scrisse Il signore degli anelli e Lo hobbit con l’intento di tracciare simbolicamente, e nella sua generalità, il cammino di crescita spirituale che ognuno di noi, come individuo, è chiamato da Dio a seguire.[5]
Tolkien rappresentò la necessaria crescita spirituale dell’individuo come l’interazione fra il libero arbitrio e la divina provvidenza; che lui nella narrazione de Lo hobbit definisce, in modo anticonvenzionale, “fortuna”.[6] Nelle sue popolarissime opere, Tolkien inoltre desidera anche sottolineare l’importanza della crescita spirituale del personaggio raffigurante il Cristo; principalmente per mezzo di personaggi come Frodo lo hobbit, Gandalf il mago e l’essere umano Aragorn, il guerriero. [7]

Vi è però ne Lo hobbit e ne Il Signore degli anelli un altro livello di simbolismo che le platee cinematografiche – e, se per quello, anche i lettori di Tolkien – potrebbero non essere in grado di decifrare immediatamente. Si tratta di una vaga, ma allo stesso tempo intuibile corrispondenza fra la narrazione di Tolkien e la parte conclusiva del libro dell’Apocalisse di Giovanni, del Nuovo Testamento. Vi  è cioè una palpabile somiglianza fra il discorso e lo schema de Lo hobbit e de Il Signore degli anelli da un lato e l’epilogo dell’Apocalisse dall’altro.

Detta somiglianza, almeno per quanto riguarda l’uso  che Tolkien fa di una prosa di stile “apocalittico”, è stata anche rilevata ne Il Silmarillion: un’opera di molto precedente, iniziata nel 1917 ma pubblicata solo postuma nel 1977. Dello stile “apocalittico” de Il Silmarillion si faceva menzione di sfuggita, e in modo dispregiativo, sulla rivista statunitense Time, in una recensione del 24 ottobre 1977; la quale  definiva in modo critico gli scritti di Tolkien come: “una parodia di Edgar Rice Burroughs, nello stile dell’Apocalisse”.[8]
 
Non era certamente nelle intenzioni di Tolkien che le sue opere popolari somigliassero  alla parte conclusiva dell’Apocalisse di Giovanni, né nello stile né per quanto riguarda la struttura globale.[9] Nonostante le  sue intenzioni, però, nei fatti le somiglianze e le coincidenze emergono per via  dell’insistenza di entrambi i testi sulla forza del male e sulla presa che esso ha sul mondo, sull’imminente battaglia conclusiva fra il bene e il male e sul conseguente ripristino finale del cosmo.
Si potrebbe sostenere che certe preoccupazioni fanno sì che Lo hobbit e Il signore degli Anelli siano catalogati come esempi non canonici di letteratura apocalittica, al pari dell’antico Pastore di Erma. In ogni caso, si tratterebbe sì di esempi di detta letteratura, ma del XX secolo. Come tali, essi estendono l’ambito del loro genere letterario, fino a comprendere tematiche che Tolkien ha sfruttato allo scopo di esporre e affrontare la realtà spirituale all’opera dietro le apparenze esteriori dei fatti di cronaca contemporanea.

La narrativa epica di Tolkien.
Tolkien completò Lo hobbit nel 1936, e lo pubblicò nel ‘37. Nel 1948 terminò Il signore degli anelli, inteso come una continuazione del lavoro precedente; ma lo pubblicò in vari stadi: il Volume I (La Compagnia dell'Anello) e II (Le due torri) furono pubblicati nel 1954;  e il Volume III (Il ritorno del re) venne pubblicato nel 1955. [10] Infine i tre volumi furono pubblicati anche in edizioni economiche americane nel 1965: l’anno che vide il sorgere della cerchia di seguaci di Tolkien negli Stati Uniti d’America.
Il signore degli anelli, Lo hobbit e Il Silmarillion introdussero i lettori di Tolkien a una letteratura mitologica popolata da esseri semi-divini, draghi, elfi, esseri umani, orchi, troll, goblin, nani e hobbit, i rapporti fra i quali venivano raccontati in una cronistoria tripartita di 37000 anni.
Questa storia in tre parti, però, non registrava fatti avvenuti in un mondo immaginario; ma si proponeva di rappresentare la preistoria mitologica del mondo europeo e mediterraneo; ovvero quello che Tolkien chiamava la “Terra di mezzo.”[11]

“Bilbo si svegliò con il sole del mattino negli occhi”. Illustrazione di Tolkien per Lo hobbit”. Matita, acquarello, inchiostro nero.


Tolkien aveva reso la storia della Terra di Mezzo talmente vasta che essa iniziava con la creazione del mondo da parte di un essere onnisciente chiamato Eru, detto anche l’Uno o Ilúvatar. [12] Ma, senza smarrirsi nei dettagli storici o tassonòmici, ne Lo hobbit e ne Il Signore degli anelli  Tolkien si era concentrato con maestria sul compito di strutturare gli eventi della terza grande era della Terra di Mezzo. [13]
I fatti di questa terza grande era ruotavano attorno al sinistro riemergere del già sconfitto malvagio negromante Sauron. Nella seconda grande era, Sauron era stato il successore della primordiale figura satanica di Tolkien, Melkor. [14] Con l’aiuto di fabbri elfici, Sauron aveva forgiato diciannove anelli magici, detti “ Gli anelli del potere”. Essi, come l’anello di Gige di Platone, davano a chi li indossava la capacità di soddisfare i propri appetiti più vili.[15] Gli anelli però erano anche fatti per essere controllati da un altro, Unico Anello, forgiato espressamente per Sauron. Per mezzo di esso, Sauron aveva il potere di rendere schiave le anime di tutti gli altri portatori di anelli[16], e perciò dominarli:

Tre anelli per i re degli Elfi sotto il cielo,
Sette per i signori dei nani nelle aule di pietra,
Nove per gli uomini votati alla morte,
Uno per il Signore tenebroso sul cupo trono
Nella terra di Mordor dove posano le ombre.
Un unico anello per reggerli tutti e trovarli
E adunarli e legarli nel buio,
Nella terra di Mordor dove posano le ombre.[17]

Nonostante la potenza dell’Unico Anello però, alla fine della seconda grande era Sauron era stato sconfitto   ma non completamente spodestato  da un’alleanza di esseri umani e di elfi.
La vittoria solamente parziale dell’alleanza era stata la conseguenza della caduta morale di un mortale, di fronte al fascino dell’Unico Anello. Un condottiero umano, l’Alto Re Isildur del Regno Unito di Gornor e Arnor, era riuscito a uccidere Sauron e a tagliare l’Unico Anello dalla mano dello stregone. Però, egli non aveva distrutto l’anello gettandolo nel fuoco del Monte Fato, nel quale era stato forgiato in origine. Isildur era invece caduto preda della tentazione del suo potere, e aveva scelto di tenersi l’Unico Anello. Quando Isildur lo aveva poi perso nel fiume Anduin, ed era stato lui stesso ucciso in un’imboscata degli Orchi, aveva reso il dissolvimento del suo regno inevitabile, e condannato la Terra di Mezzo alla ricomparsa dello spirito malefico di Sauron, che avrebbe cercato di rimpossessarsi dell’Unico Anello ed esercitare di nuovo il suo potere.[18]

Lo spirito malvagio di Sauron era così riapparso, dopo che erano trascorsi mille anni; ma si  era reincarnato solo in un unico occhio fiammeggiante. In questa sua forma menomata, Sauron aveva ripreso nuovamente, e con determinazione, a ingrandire il suo dominio sulla Terra di Mezzo, provocando o fomentando disgrazie terrene, quali le pestilenze e le guerre; e sguinzagliando le maleficenze sovrannaturali di draghi, troll, orchi, folletti, dèmoni, ed esseri spettrali che lo riconoscevano come il loro signore.[19] Gli orrori che Sauron fece  calare sulla Terra di Mezzo sono ricordati ne Lo Hobbit.

Sauron però venne definitivamente sconfitto nel corso degli ultimi due anni della trimillenaria Terza Era. Come si racconta ne Il Signore degli Anelli, la sconfitta di Sauron occorse grazie alle gesta eroiche della Compagnia dell’Anello, la quale era formata da Gandalf, dall’elfo Legolas, da Aragorn e dall’altro guerriero umano Boromir, dal nano Gimli, e dagli hobbit Frodo Baggins, Samvise Gamgee, Peregrino Tuc (Pipino) e da Meriadoc Brandibuck (detto Merry). I suddetti personaggi avevano liberato le forze che, alla fine, avevano causato la distruzione dell’Unico Anello, il crollo definitivo dell’impero di Sauron e l’incoronazione di Aragorn Alto Re dei regni riuniti di Gondor e Arnor.[20]


La visione apocalittica di Tolkien.

La narrativa epica di Tolkien è innegabilmente una favola. Di questo fatto però Tolkien non si preoccupava, perché era convinto che le favole ci aiutassero a vedere “ le cose come dovremmo ( o come avremmo dovuto) vederle.”[21] Come ci spiega un biografo di Tolkien: “La favolistica si inoltra in una realtà oltre la mondanità dei fatti, permettendo al significato di permeare il dato di fatto.”[22] Quindi, le favole possono rivelare la vera e sfuggente natura delle nostre attuali malvagie circostanze, e indicarci il trionfo finale del bene.
In questo senso, le favole hanno in comune con la letteratura apocalittica certe caratteristiche e funzioni; caratteristiche e funzioni che sono significativamente anche ascrivibili a Lo Hobbit e a Il Signore degli anelli,  così come alla spiritualità di Tolkien.
In una delle sue lettere, Tolkien scrisse persino che “...in quanto cristiano, e di fatto cattolico,...non posso che aspettarmi che la “storia” sia nient’altro che una “lunga sconfitta”; benché contenga (e nella leggenda possa contenere più chiaramente e in modo più commovente) alcuni assaggi e barlumi della vittoria finale.[23]
Considerati questi elementi, è difficile negare l’esistenza di una corrispondenza in linea generale  fra la narrativa epica di Tolkien e una certa visione apocalittica. Cioè che è più degno di nota però, e l’ovvio parallelismo fra le linee della trama di Tolkien e la narrativa simbolica dell’Apocalisse del Nuovo Testamento.
[1]Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. [2]Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; [3]lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo. [4]Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; [5]gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. [6]Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.

Secondo combattimento escatologico

[7]Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere [8]e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. [9]Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. [10]E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.[24]

La Chiesa cattolica non ha mai incoraggiato interpretazioni letterali del suddetto brano biblico, e del suo simbolismo. Guidata da Sant’Agostino (La città di Dio, 20.7-8)[25], la Chiesa ha sempre interpretato quei “mille anni”, cioè il millennio, come la durata storica della Chiesa, dalla Risurrezione di Gesù Cristo al presente.[26]
Il riferimento del passaggio biblico alla prima risurrezione può, perciò, essere interpretato alla luce di un brano-chiave del ventisettesimo capitolo del Vangelo secondo Matteo. Lo scritto di San Matteo si riferisce al momento in cui Gesù morì sulla croce:
[50] E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
[51] Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,
[52] i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
[53] E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.[27]

Secondo il  Vangelo di Giovanni, la morte e la risurrezione di Cristo ebbero l’effetto di risuscitare “molti corpi di santi”, che erano già morti. Questa risurrezione di “molti santi” può essere subito correlata alla prima risurrezione dell'Apocalisse, dato che altri potranno, più tardi, “prendervi parte” – si presume per mezzo del battesimo – e si verifica quando Satana sarà “incatenato per mille anni”, il che è chiaramente il risultato della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. [28]

Tale antica interpretazione della narrazione finale dell’Apocalisse trova riscontro nel Commento all’Apocalisse del Santo Giovanni, scritto da Vittorino (morto nel 304), il vescovo martire di Petovio.
Vittorino interpreta il passaggio in questione come segue:
“Quegli anni, nei quali Satana è incatenato, sono durante la prima venuta di Cristo, e persino fino alla fine dell’era; e sono detti un migliaio, secondo quel modo di esprimersi, nel quale una parte è rappresentata dal tutto, così come in quel passaggio, “il modo che Lui ha governato per mille generazioni,” [29]
“Vi sono due resurrezioni. Ma la prima risurrezione è ora quella delle anime che esistono secondo la fede, la quale non permette agli uomini di passare  alla seconda morte. Riguardo a codesta risurrezione l’apostolo dice: “Se sei risorto con Cristo, cerca quelle cose che stanno lassù.””[30]
“Ed essi coprirono la vastità della terra, e circumnavigarono il campo dei santi, e l’amata città:  e il fuoco si riversò da Dio fuori dai cieli, e li divorò. E il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nel lago di fuoco e zolfo. nel quale entrambi la bestia e il falso profeta saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli.”] Questo pertiene al giorno del giudizio.”[31]
Perciò, secondo San Vittorino martire, l’imprigionamento iniziale di Satana, e il suo successivo ritorno dopo un millennio “allo scopo di ingannare le nazioni ai quattro angoli della terra”, sarebbero eventi apocalittici appartenenti al nostro passato; visto che noi ancora ci attendiamo la sconfitta finale di Satana.
Questa narrazione apocalittica combacia a grandi linee con la trama di Tolkien: l’imprigionamento di satana può essere paragonato alla sconfitta di Sauron,  alla fine della seconda grande era della Terra di Mezzo. La conclusione del millennio, col ritorno di Sauron mille anni dopo, nella terza grande era. Per finire, la disfatta di satana può essere associata alla distruzione finale di Sauron.  

La moderna Apocalisse di Tolkien.
 
A parte questo parallelismo degno di nota, la trama di Tolkien allarga la narrazione finale dell’Apocalisse del Nuovo Testamento descrivendo la natura  variegata, e in graduale espansione, del ritorno al potere del già sconfitto male, in connubio con il suo avvalersi del “nemico interno”.
Tolkien descrive eventi che illustrano quanto fossero impercettibili i segni iniziali della reincarnazione di Sauron, e dei suoi ripetuti tentativi di riconquistare il potere sulla Terra di Mezzo, per mezzo dell’Unico Anello.
Essi erano stati percepiti solo da  quelli come Gandalf, il quale era stato in grado di riconoscere il malvagio disegno complessivo, dietro eventi e circostanze apparentemente disgiunti. Eppure, persino Gandalf potrebbe non aver previsto il tradimento di Saruman, che era stato una volta un suo alleato. Codeste elaborazioni della narrazione apocalittica del Nuovo Testamento sono particolarmente utili se usate per comprendere e afferrare le realtà spirituali che si nascondono dietro ai fatti di cronaca mondiale.
Per esempio, ne Lo Hobbit, Gandalf percepiva il terrore del drago Smaug come parte di un male più grande, il quale stava serrando la sua presa sulla Terra di Mezzo, e che aveva la sua origine nell’Unico Anello, l’oggetto simbolico del male. Smaug era a sua volta una vittima, contagiosa, della “malattia del drago”, la quale era in primo luogo caratterizzata dalla possessività e dalla bramosia di accumulare beni materiali. 


 
Ma un altro sintomo della sindrome del drago era l’edonismo egotistico, il quale non tollerava nessuna imposizione né restrizione per quanto riguarda la comodità, il confort o l’immediata gratificazione del desiderio insaziabile di piacere sessuale.[32] Questo sintomo era particolarmente evidente nel Gollum, e nella sua ossessione con l’Unico Anello, in entrambi Lo Hobbit e Il signore degli anelli.
Il medesimo desiderio di accumulazione materiale, e lo stesso egotismo edonista stanno da secoli consumando subdolamente, ma sempre di più, anche molte persone del nostro mondo; ma negli ultimi quarant'anni, dalla  morte di Tolkien, la velocità del contagio è aumentata. La malattia del drago ha accelerato la sua trasmissione, raggiungendo anche le più remote comunità umane, per mezzo del progresso elettronico e cibernetico dei nostri strumenti di comunicazione di massa.
In aggiunta all’infezione del drago, un altro elemento del risorgere di Sauron era l’ammassarsi di eserciti di orchi e folletti, al servizio del Signore degli anelli. Queste armate erano formate da creature che Tolkien caratterizzava non come creatori di oggetti genuini, buoni o belli, ma solo di molte cosette “ingegnose”.[33]
Un’ingegnosità simile, o un’intelligenza scevra di vera saggezza, moralità e di un naturale senso di bellezza potrebbero anche essere attribuite a molti dei nostri contemporanei, i quali negli ultimi cinquant’anni sono rimasti sempre più ammaliati da quella che il filosofo canadese Charles Taylor ha definito “secolarizzazione esclusivista”.
Il Cardinale di Washington Donald Wuerl ha descritto la secolarizzazione esclusivista come un movimento di massa, in costante crescita, volto alla conquista dell’egemonia terrena. Al pari degli eserciti di orchi e folletti, esso limita gli orizzonti della vita al mondo materiale.
Inoltre, esso non vede nessun ruolo per Dio nella sfera pubblica, né accetta un ordinamento morale che sia oggettivo e immutabile. Di pari passo, i suoi moderni campioni letterari formano una sorta di triumvirato del Neo-Ateismo: il biologo evoluzionista britannico Richard Dawkins, lo scomparso giornalista britannico Christopher Hitchens e il relativamente anonimo americano Sam Harris. Di nuovo, al pari degli orchi e dei folletti di Tolkien, questi luminari sono anch’essi molto “sofisticati”.

Tolkien 1910. Matita e inchiostro nero.
Oltre al movimento verso la secolarizzazione, vi sono anche omologhi di orchi e folletti fra coloro che hanno sposato l’islamismo radicale. La rapida espansione dell’islam fondamentalista, sotto gli stendardi di al-Qaeda e dell’ISIS, e grazie alle opportunità offerte dalle guerre irachene e dalla cosiddetta Primavera Araba, ha minacciato la libertà di culto e persino l’esistenza vera e propria dei cristiani che vivono nei paesi a maggioranza musulmana.
I cristiani dei paesi maomettani dell’Asia centrale e meridionale oggi vivono nel terrore di essere accusati falsamente di violazione delle vigenti leggi contro la blasfemia, per aver messo in discussione il Corano  o il Profeta Maometto; come nel caso di Asia Bibi. La loro paura, e le loro speranze di emigrare sono ben fondate, visto che la pena capitale viene spesso comminata dai loro stessi concittadini.
Allo stesso modo, i cristiani del Medioriente sentono anche loro di dover emigrare, o di dover affrontare la persecuzione. 
Al tempo stesso i maomettani radicali continuano la loro migrazione verso l’Europa post-cristiana; e, paradossalmente, uniscono le loro forze con i laicisti “mondanizzatori”, al fine di formare un’empia alleanza tanto temibile sul piano socio-politico quanto lo erano militarmente le orde di folletti e orchi.
Queste orde di per sé non sono tanto preoccupanti, quanto la prospettiva di dovergli dare battaglia mentre si è minati da nemici interni. La Compagnia dell’Anello si era dovuta confrontare con una prospettiva simile, di fronte al negromante decaduto Saruman. Saruman era un essere quasi-divino come Gandalf e, al pari di Gandalf, egli all’inizio aveva cercato di sconfiggere lo spirito maligno di Sauron.[34] Ma, a causa del suo orgoglio, Saruman era rimasto ammaliato dal potere del Signore degli Anelli e, senza accorgersene, ne era diventato schiavo.[35]
Saruman rappresenta il nemico interno, il quale nel nostro mondo consiste in ecclesiastici, personaggi pubblici e professori universitari che si dichiarano cattolici, mentre allo stesso tempo dissentono pubblicamente dall’insegnamento della Chiesa e vi si oppongono.
I nemici, interni ed esterni, stanno spingendo la Chiesa nell’apocalittica guerra contro il male, che Tolkien ha delineato in modo drammatico nell’epilogo de Il signore degli anelli.
Nella sua epica, Tolkien non ha lasciato nessun dubbio sul fatto che la vittoria finale sia nelle mani della Provvidenza, così come la sconfitta finale di satana, nell’Apocalisse di Giovanni è stata il risultato del fuoco dal cielo. Cionondimeno, Tolkien ha elaborato la sua narrativa apocalittica, in modo da contemplare anche la possibilità di singoli individui che, cooperando con la Provvidenza, contribuiscono alla vittoria.
I singoli cristiani, come Frodo e Samvise Gamgee, raccolgono metaforicamente la spada a doppio taglio: la spada dello Spirito Santo, che è la Parola di Dio.[36] Essi hanno “ [Le] lodi di Dio sulla loro bocca e la spada a due tagli nelle loro mani, per compiere la vendetta tra i popoli e punire le genti;  per stringere in catene i loro capi, i loro nobili in ceppi di ferro; per eseguire su di essi il giudizio già scritto:
questa è la gloria per tutti i suoi fedeli”. [37] 
E dopo la grande battaglia, Colui che siede sul trono renderà “tutto nuovo” (Apocalisse 21:5) ; e cioè, i cristiani, come i personaggi di Tolkien, “raccatteranno i cocci di una società in rovina, e passo per passo si adopereranno per la ricostruzione della civiltà, così come la Chiesa ha fatto molte volte, nel corso della storia.”[38]





  









[1]Joseph Pearce, Bḯlbo’s Journey – Discovering the Hidden Meaning of The Hobbit (Saint Benedict Press, 2012), pp. 3, 62 – 63.

[2]Joseph Pearce, Bḯlbo’s Journey – Discovering the Hidden Meaning of The Hobbit (Saint Benedict Press, 2012), pp. 3, 62 – 63.

[3]David Day, Tolkien – The Illustrated Encyclopedia – A Reader’s Guide to the World of the Lord of the Rings (New York:  A Fireside Book – Simon & Schuster, 1991), p. 10.

[4] Humphrey Carpenter (ed.), The Letters of J.R.R. Tolkien (New York:  Houghton Mifflin, 2000), p. 172.

[5]Pearce, pp. 62 – 63.

[6] Pearce, pp. 62 – 63.

[7] Pearce, pp. 67 – 71.

[8] Verlyn Flieger, Splintered Light, Logos and Language in Tolkien’s World (Kent:  The Kent State University Press, 2002), xvii.

[9] Carpenter, p. 262 (“Non vi sono né “simbolismo” né allegoria intenzionale nella mia storia...Il fatto che non vi sia allegoria, naturalmente, non vuol dire che non sia applicabile”. pp 297-298 (“Non ho nessuna finalità didattica, né intento allegorico”.)    
[10] Day, p. 11.

[11] Day, pp. 6 – 7.

[12] Day, pp. 13 – 18.

[13] Day, pp. 13 – 17, 30.

[14] Pearce, p. 45; Day, p. 35.

[15] Day, p. 209.
[16] Day, pp. 209 – 210.
[17] J.R.R. Tolkien, The Lord of the Rings, Part One – The Fellowship of the Ring
(Il Signore degli Anelli; Volume Primo: La Compagnia dell’Anello)  (New York:  Ballantine Books, 1973), p. 81.

[18] Day, p. 38.
[19] Day, pp. 38 – 42.

[20] Day, p. 42.

[21] Pearce, p. 122.

[22] Pearce, p. 122.

[23] Carpenter, p. 255.

[24] Apocalisse 20:1 – 10.
[25] Scott Hahn (ed.), Catholic Bible Dictionary (New York:  Doubleday, 2009), p. 618.
[26] Richard P. McBrien (ed.), Encyclopedia of Catholicism (San Francisco:  Harper Collins, 1995), p. 863.

[27] Matteo 27:50 – 53.
[28] Ludwig Ott, Fundamentals of Catholic Dogma (Rockford, Illinois:  TAN Books and Publishers, Inc., 1974), p. 119.

[29] A. Cleveland Coxe, D.D. (ed.), Rev. Alexander Roberts, D.D. (ed), James Donaldson, LL.D. (ed.), The Ante-Nicene Fathers (Edinburgh:  T&T Clark, 1885; Grand Rapids, Michigan:  Wm. B. Eerdmans, ristampa americana della edizione di Edimburgo), Vol. VII, 2310.

[30] Coxe, 2312.

[31] Coxe, 2312.
[32]Pearce, pp. 81 – 89.

[33] Pearce, pp. 31 – 32.
[34] Pearce, p. 53.

[35] Day, p. 262.

[36] Efesini 6:17; Ebrei 4:12.

[37] Salmi 149.

[38] “Cardinal Warns Against Secularization of U.S.,” (Cardinale mette in guardia contro la laicizzazione degli Stati Uniti d’America).  National Catholic Register (4 november, 2012), p. 3.

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